Key takeaways
- Dal 3 agosto 2026 la carta d’identità cartacea non sarà più valida: per le banche è una discontinuità operativa che impatta KYC, AML e aggiornamento anagrafico.
- Le posizioni basate su documenti obsoleti rischiano di diventare non conformi, rendendo necessario un aggiornamento massivo e tracciabile della documentazione cliente.
- Il rischio principale è operativo: volumi elevati, clienti che si attivano tardi, backlog, rallentamenti nell’onboarding e aumento del rischio di non conformità.
- Per gestire la transizione servono campagne strutturate, task force dedicate, KPI operativi, back office scalabili e controllo qualità centralizzato.
- La tecnologia giusta, come YOUlink by Microdata®, accelera i processi di acquisizione documentale attraverso flussi digitali sicuri, tracciati e protetti, mentre il presidio umano resta essenziale per validazione, gestione delle eccezioni e affidabilità del dato.
Dal 3 agosto 2026 la carta d’identità cartacea non sarà più valida, indipendentemente dalla data di scadenza riportata sul documento. La data è stata fissata per accelerare l’adempimento al Regolamento (UE) 2019/1157, che nasce con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza, ridurre le frodi e uniformare gli standard a livello europeo in merito all’identità digitale. I dati personali e biometrici contenuti nel microchip della CIE consentono di accertare l’identità del titolare del documento e la sua autenticità. Per questo motivo, in un’ottica di miglioramento continuo e digitalizzazione del Paese, il regolamento è diventato un obbligo e sarà quindi necessario per tutti i cittadini italiani ottenere la CIE – Carta d’Identità Elettronica.
I comuni e gli Enti preposti hanno istituito, nel corso degli ultimi mesi, delle task force dedicate, prolungando gli orari di apertura degli sportelli ed estendendo la copertura anche al sabato, soprattutto nei capoluoghi di provincia e nelle grandi città. Questa distribuzione, concentrata in così poco tempo, comporterà ad un rapido adeguamento dei sistemi informativi che necessitano di aggiornare le anagrafiche dei clienti con il nuovo documento.
KYC e AML: cosa cambia davvero per le banche
È chiaro quanto questo cambiamento impatti nel settore finanziario, soprattutto nel banking dove la gestione dei documenti di identità è parte integrante di numerosi processi, tra cui l’adeguata verifica della clientela (KYC) e antiriciclaggio (AML). Nel sistema finanziario, l’identificazione del cliente non è un passaggio formale, ma un obbligo normativo stringente. Il riferimento è il D.Lgs. 231/2007, il documento è quello strumento che consente l’identificazione certa del cliente, la verifica dell’identità nel tempo tramite fonti affidabili e determina la necessità di un aggiornamento periodico dei dati anagrafici. Inoltre, è essenziale nel monitoraggio e nella segnalazione di operazioni sospette.
L’uscita di scena delle carte d’identità cartacee introduce un effetto immediato: qualsiasi documento non conforme rende il processo KYC non valido. Non si tratta, quindi, di una semplice scadenza normativa, ma di un aggiornamento consistente, sia in termini di volumi che di tempistiche di gestione.
La dimensione della nuova CIE: milioni di posizioni da aggiornare
Secondo elaborazioni FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani), in Italia si contano oltre 48 milioni di conti correnti intestati a famiglie e imprese e, presumibilmente, circa 60–80 milioni di relazioni cliente complessive nel sistema bancario nazionale.
Sebbene non esista un dato ufficiale sul numero di documenti scaduti o non aggiornati nei sistemi bancari, è ragionevole stimare che tra il 20% e il 35% delle posizioni non risulti pienamente aggiornato o conforme. Questa stima tiene conto di diversi fattori: mancato aggiornamento dei documenti di identità (anche alla luce dell’evoluzione verso la CIE), fisiologiche scadenze documentali (circa il 10% annuo) e backlog operativi accumulati.
Su questa base, si può dunque stimare che circa 12–28 milioni di posizioni non siano pienamente conformi.
Questi numeri riflettono una dinamica strutturale: l’aggiornamento anagrafico e documentale non rappresenta un picco temporaneo, ma un fenomeno sistemico e continuativo, intrinseco alla gestione del ciclo di vita della clientela bancaria.
A questa dinamica si aggiunge oggi un elemento di forte discontinuità: l’introduzione dell’obbligo di utilizzo della CIE dal 3 agosto 2026. Questa scadenza trasforma un’esigenza strutturale in una priorità operativa immediata, imponendo alle banche l’aggiornamento massivo dei documenti di identità e rendendo di fatto non conformi tutte le posizioni basate su documentazione obsoleta.
Il risultato è un effetto combinato senza precedenti: a un bacino già ampio di posizioni non aggiornate si somma un’accelerazione forzata dei processi KYC, con impatti diretti su volumi, tempi operativi e rischi di compliance.
Il rischio è quello di creare dei colli di bottiglia operativi, causate dall’aumento improvviso delle richieste di aggiornamento, dovuti soprattutto ai clienti che si attivano tardi e ai processi interni saturati dall’effort concentrato in un breve periodo.
Il risultato, già osservato in campagne KYC precedenti, è sempre lo stesso: backlog non gestibili, rallentamenti nell’onboarding, aumento dei tempi operativi e crescita del rischio di non conformità.
Aggiornamento CIE: bisogna essere pronti
È importante non dare per scontato che l’aggiornamento documentale avverrà in modo naturale: non è così. L’esperienza operativa dimostra che il cliente non si attiva spontaneamente e le risposte alle campagne sono prevalentemente basse, se non si attiva una task force di remediation.
Inoltre, è importante non pensare che sia solamente un aggiornamento sistemico o anagrafico, poiché l’adeguamento di volumi così consistenti genererà inevitabilmente backlog importanti e milioni di operazioni di gestire manualmente o con processi semi-automatici.
Per adeguare tutte le posizioni in modo strutturato serve un approccio consolidato nella gestione di documenti, che comprenda la classificazione su larga scala, la gestione di campagne massive di raccolta, team di back office per la validazione, il controllo qualità e la gestione delle eccezioni. È un approccio da operations enterprise, non solo gestito come una consueta digitalizzazione.
Il ruolo della CIE nei flussi bancari: opportunità, ma non soluzione automatica
La Carta di Identità Elettronica introduce standard più sicuri, come il chip elettronico, ma questo non basta. Per evitare il rischio operativo, le banche devono muoversi subito su tre livelli:
1. Consapevolezza reale del backlog
- Analisi della base clienti: è importante che le banche analizzino le posizioni dei propri clienti per individuare la scala di misura del proprio effort;
- Identificazione documenti non conformi: ove possibile, è importante identificare i volumi attesi per effettuare una stima verosimile;
- Stima dei volumi: se i dati lo consentono, è importante effettuare una stima dei volumi per identificare l’effort da applicare all’attività di remediation;
2. Pianificazione entreprise delle operations
- Definizione di campagne strutturate: è possibile svolgere campagne ah hoc per effettuare l’aggiornamento in un tempo ragionevole;
- Allocazione risorse operative: individuare i KPI attesi per strutturare un team dedicato alla gestione della campagna;
- Gestione dei processi: il team ha il compito di gestire il processo di remediation nella sua interezza, attraverso attività di back office strutturato;
3. Integrazione tecnologia
- Strumenti digitali per la raccolta: è necessario identificare lo strumento tecnologico più funzionale all’attività, sollecitando i clienti all’adempimento dell’aggiornamento documentale;
- Back-office scalabili: la tecnologia è gestita da persone che, con le loro competenze, possono guidare gli utenti all’utilizzo delle tecnologie applicative;
- Controllo qualità centralizzato: se il processo viene gestito in modo ottimale, è possibile ottenere un presidio di tutti i KPI in modo centralizzato;
Back office e tecnologia per affrontare l’introduzione della CIE nelle banche
Il cambiamento determina un adattamento momentaneo per affrontare il picco iniziale, ma anche duraturo nel tempo, che permetta di trovare nuovi modi per gestire l’aggiornamento documentale e anagrafico.
Microdata Group ha sviluppato un modello operativo a supporto di queste attività, mettendo a disposizione di banche, assicurazioni e istituti di credito tutto il proprio know-how nella gestione documentale, dei dati e dei processi con servizi di back office e soluzioni tecnologiche evolute. In quanto esperti di dominio, le banche affidano a Microdata Group la gestione in Business Process Outsourcing (BPO) di tutti quei processi che permettano di efficientare le proprie operations. La componente tecnologica, unitamente alle competenze dei propri team di back office, hanno permesso a Microdata di diventare uno dei principali partner di banche e assicurazioni su tutto il territorio nazionale.
Per velocizzare e ottimizzare l’aggiornamento dei documenti CIE, Microdata può mettere a disposizione team di back office dedicati per effettuare campagne di aggiornamento documentale, compresa la gestione di attività attraverso il proprio contact center.
YOUlink by Microdata®: semplificare la raccolta documentale e migliorare la customer experience
La gestione dei documenti d’identità è certamente uno dei task storici di Microdata Group, così come l’elaborazione dei contenuti in formato “immagine”.
Microdata ha creato così una webapp dedicata proprio all’acquisizione di documenti in formato immagine, dati e informazioni attraverso moduli compilabili. YOUlink by Microdata® consente alle banche di gestire in modo intelligente il customer document management, accompagnando il cliente lungo tutto il journey.
Attraverso una semplice web app il cliente può:
- caricare la propria CIE direttamente da smartphone
- essere guidato step-by-step nella raccolta dati e documenti
- caricare i documenti senza installare alcuna applicazione
Inoltre, per velocizzare e ottimizzare l’acquisizione, il processo può essere integrato con Next Generation by Microdata, la piattaforma a microservizi di intelligenza artificiale che consente la classificazione, l’indicizzazione e il reperimento automatico dei dati alle immagini caricate attraverso YOUlink.
È importante quindi che le banche inizino a strutturare per tempo delle task force dedicate a questa attività di adeguamento, per non farsi trovare impreparate nell’affrontare un cambiamento che introduce un’evoluzione nell’identità digitale.